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Relazioni / Sedute private

Cosa succede quando veniamo rifiutati: la storia di Claudio

“Vorrei solo scappare, ma non sono in grado di fare neanche questo, sono stanco. Perché non riesco a essere normale come gli altri?”

Claudio, 36 anni, decide di venire in seduta perché i suoi pensieri lo tormentano. Continua a giudicarsi, a darsi addosso e a “essere spietato” con sé stesso.
Così si definisce.

Per questo vorrebbe scappare, perché non trova pace e la sua testa non smette mai di creare giudizi distruttivi e attacchi. Fa tutto da sola.
E lui è sfinito.

Mi dice di avere dei blocchi emotivi che non capisce: c’è qualcosa che lo riduce così, ma non riesce a definirne i contorni.

Da dove nascono quei pensieri?

Ha sempre cercato di fare del suo meglio, non ha nessun rimorso in particolare.
È un buon padre, un buon marito e ha un lavoro che lo soddisfa, anche se non è quello che aveva sognato.
Allora perché gli succede questo?

Per capirlo, lo chiediamo direttamente al suo inconscio.
​
Dove non arriva la logica, ci aiuta lui a fare chiarezza.

L’inconscio ci svela che quei pensieri umilianti nascono da un evento accaduto a 19 anni con Beatrice.
A cui Claudio, ormai, non pensava più.
Ma l’inconscio non dimentica nulla.

Cos’è successo?
Claudio, innamorato di questa ragazza, ha preso coraggio e le ha aperto il suo cuore, confessandole ciò che provava.

Come ha reagito lei? Gli ha riso in faccia.
​“Guarda, non so cosa ti sei messo in testa, e sono anche un po’ imbarazzata per te, ma scordati di avere una relazione. Non mi interessi. Anzi, è tutto un po’ patetico.”

Ma lui, nonostante queste parole, non è riuscito ad allontanarsi.
Pur di rimanerle vicino, ha giocato il ruolo del confidente e amico.

Così, quando lei aveva bisogno lo cercava e poi spariva di nuovo nel nulla.
E lui era sempre lì ad aspettarla.

“Io ero innamorato perso e lei si vedeva con altre persone. Soffrivo come un cane ma non riuscivo proprio ad andarmene, ad allontanarmi.”
​
Ha accettato di tutto: lei si sfogava, gli raccontava delle sue relazioni e dei ragazzi che la trattavano male. E lui la consolava.

Oltre il danno, la beffa.

Ma perché l’inconscio ha tirato fuori questa storia?
​
Perché la mancanza di autostima di Claudio è iniziata lì.

Non ha perdonato Beatrice, sa che non si è comportata bene, ma un angolino della sua testa gli sussurra “Ha ragione lei, sei imbarazzante e patetico. Se ti fai trattare così è perché non vali niente.”

Il rifiuto di lei ha innescato una spirale di autosvalutazione che dura da 17 anni.

Come abbiamo risolto il problema?

Con l’inconscio, abbiamo eliminato queste convinzioni.
Come si fa con una pianta rampicante che ormai è arrivata ovunque.
L’abbiamo estirpata dalle radici, strappandola.

Claudio ha finalmente perdonato quel ragazzo di 19 anni che non è riuscito a proteggersi.
Elaborando quel rifiuto in modo sano, ha cambiato sé stesso, i suoi pensieri e la sua vita.

E ora riesce davvero a godersi il presente per la prima volta.


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Questo caso studio è tratto da delle sedute reali.

About Author

Sono dottoressa in Psicologia clinica specializzata in gestione emotiva e dialogo con l'inconscio. Svolgo sedute private e corsi di formazione online.